Addio a Rino Lepore: via Veneto perde la sua star

Rino Lepore

ROMA – Se n’è andato in punta di piedi ma la sua scomparsa farà rumore. Non solo perché Rino Lepore era il proprietario dello storico Harry’s Bar di via Veneto, ma perché questa strada icona di memorie dorate ed effervescenti perde il suo più caparbio, tenace e combattivo sostenitore da trent’anni a questa parte. «Non può essere che questa strada non decolla, non si può pensare che alle 22 finisca di vivere piena com’è di negozi e alberghi. Assurdo!». Nonsi limitò alle parole: suoi numerosi progetti di riqualificazione, sua l’idea (realizzata) del gemellaggio di via Veneto con la celebre e prestigiosa Fifth Avenue di New York.

Severino Lepore, per tutti Rino, è morto ieri sera, vinto da una lunga malattia. Aveva 63 anni. Personalità vulcanica e brillante, fisico imponente, magnifici occhi chiari, era partito da lontano, da Galluccio in provincia di Caserta, per approdare al suo grande amore, alla fine degli Anni Settanta: via Veneto. Prima, rapida tappa, Colleferro, poi la Capitale: «Cominciò con la direzione di un albergo, poi si dedicò alla carriera enogastronomica, che era la sua passione», racconta Piero Lepore, il fratello più piccolo, l’unico che lo abbia seguito nella sua bellissima e intensa avventura romana e che da tre anni, da quando Rino ha scoperto di essere malato, ha preso il testimone del suo locale più amato, che lui ha rilevato e rilanciato alla grande nel 2000, meta obbligata di divi, politici, intellettuali, del jet-set. La sfida enogastronomica partì da un ristorante di via Principe Amedeo, vicino al Viminale. Ma subito dopo scoprì via Veneto.

«Rino fu totalmente preso dal fascino di quella strada che purtroppo era ormai in decadenza». Il primo locale fu Il conte di Galluccio, che i Lepore hanno gestito fino al 2006. Poi nel 2000 il grande salto con l’acquisizione dell’Harry’s Bar. L’impegno e la professionalità gli sono sempre stati riconosciuti da tutti, nel suo curriculum anche la carica di presidente Fiepet Confesercenti, il titolo di commendatore e l’incarico durato fino all’ultimo di presidente dell’Associazione Via Veneto. «Tosto, esigentissimo, un autentico perfezionista che non conosceva timori reverenziali, ma era, creda, la persona più buona del mondo. Sapeva stare con gli altri. Il difetto è che amava troppo il suo lavoro. Con buona pace della moglie Amerina e della figlia Tania», sottolinea Piero.

Chiunque abbia messo piede anche una sola volta nel suo locale, ricorda l’amabilità con cui Rino Lepore accoglieva i suoi ospiti, pur vigilando con estremo rigore. Amico di tutti, compresi i personaggi stellari clienti fissi del suo locale: Mel Gibson, Woody Allen, Catherine Kelly Lang (la Brooke di Beautiful), tanto per citare. E un anno fa perfino il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton si concesse un quarto d’ora di relax nel locale di Lepore, che fu passato al setaccio dalla sicurezza, cecchini ai piani alti, stato di allerta in tutta la strada. Lepore era malato, ma volle accogliere la Clinton con un enorme fascio di rose che scelse una per una. Lei ricambiò ringraziandolo e con un «beautiful» di gratitudine guardandosi intorno.

Ieri, tra i primi a chiamare la famiglia, il prefetto Nicola Cavaliere e il presidente Confesercenti Valter Giammaria. Saranno in tanti a dare l’ultimo saluto a Lepore domani, alle ore 11, nella chiesa di S. Maria degli Angeli, in piazza del Popolo. La messa sarà celebrata dal suo grande amico, don Antonio Mazzi.

 

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